L’ossessione per Greta

Nella prima metà di febbraio tre persone hanno fatto lo sciopero della fame davanti al Ministero della Transizione Ecologica. Il loro obiettivo è ottenere un incontro pubblico con il ministro Cingolani per parlare della crisi climatica (in fondo al post riassumo la vicenda).

Le tre persone si chiamano Laura Zorzini, Beatrice Costantino e Peter Bon. Laura, più di Beatrice e Peter, ha colpito l’attenzione dei media italiani che si sono affrettati a definirla ‘la Greta italiana’.

Un’altra.

Digitando ‘greta italiana’ sul motore di ricerca Ecosia, già solo alla prima pagina vengono fuori Federica Gasbarro, Marilena Russo, Alice, Ariane, Miriam Martinelli.

Come fa notare Nicolas Lozito nella sua newsletter di sabato 19 gennaio l’essere associati a Greta Thunberg non è la cosa più piacevole che possa capitare. Spesso e volentieri significa tirarsi addosso critiche e insulti.

In ogni caso, questo tirare in ballo Greta Thunberg ogni volta che
s’incontra un’attivista per il clima mi pare un’ossessione.

Ossessione che però non hanno lə attivistə del movimento.

Per scrivere Più idioti dei dinosauri ho dialogato con esponenti di Fridays For Future e nelle nostre a volte lunghe e ripetute chiacchierate, non abbiamo mai menzionato Greta Thunberg. Mi rendo conto che il mio è un osservatorio limitato, non faccio statistica. Però, nei confronti di questa donna, mi sembra che la mia generazione (diciamo sopra i quaranta, via) abbia un approccio sballato (al di là dei cafoni che la insultano, ovviamente).

Forse, più cresciamo più abbiamo la tendenza a classificare, a inscatolare. Un po’ perché ci piace fare quelli che hanno capito come va il mondo (e questo è male). Un po’ per semplificare, per risparmiare tempo (e questo non è male). Ma il rischio di sbagliare è grosso: tra le donne definite via via la ‘Greta italiana’, si trovano persone sia con la metà degli anni della svedese sia con dieci anni in più. Le differenze nei percorsi di studio e di carriera sono enormi. Come si fa a mettere tutto in un mazzo unico, solo perché queste persone condividono il genere e l’attivismo contro la crisi climatica?

Ma credo ci sia un problema ancora più grande:

parlare di Greta Thunberg è un modo per eludere il problema.

È un modo per discutere di una persona, anziché di quello che dice.

Cosa che allə attivistə non credo stia bene. Loro mi pare abbiano un approccio più pragmatico: non interessa discutere di Greta Thunberg, a loro interessa ragionare sul modo con cui limitare le emissioni di gas serra.

(Nota. Si potrebbe obiettare che una delle persone citate come la Greta italiana si sia voluta associare a Greta Thunberg addirittura richiamandola nella copertina di un suo libro. Ma nel novembre del 2021, su Telegram, Fridays For Future Italia ha chiarito che non si tratta di un’attivista del loro movimento).

La protesta di fronte al MITE

In Italia da qualche tempo abbiamo un Ministero per la Transizione Ecologica, chiamato anche MITE. Detta in breve, questo ministero dovrebbe guidare quei tanti processi necessari per far sì che il nostro paese continui a crescere senza però far crescere i gas serra in atmosfera.

Secondo alcune (parecchie?) persone il MITE non sta facendo bene il proprio lavoro e tra queste ci sono Laura Zornini, Beatrice Costantino e Peter Bon, che partecipano alle attività di Ultima Generazione. Queste tre persone si sono piazzate davanti alla sede del MITE, che si trova sulla Cristoforo Colombo, abbastanza all’inizio e hanno iniziato uno sciopero della fame con l’obiettivo di chiedere al ministro Cingolani un incontro pubblico.

Laura Zornini ha avuto problemi di salute che ne hanno causato anche il ricovero e forse è per questo motivo che più di Beatrice e Peter ha ottenuto un po’ di attenzione da parte dei media.

Il tema dell’incontro richiesto, come si può immaginare, è: che vogliamo fare, per affrontare il disastro che incombe?  Incontro che è stato concesso per il 2 marzo ore 18.00. Questo il contesto della situazione, a cui credo si debba aggiungere che il 2 febbraio alcuni attivisti di Ultima Generazione hanno imbrattato l’ingresso della sede del MITE, e che qualche giorno dopo le forze dell’ordine hanno portato i manifestanti in caserma. Insomma, il confronto non è stato proprio facile.

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