Eni, un impegno che viene da lontano

Al Festival di Sanremo 2022 la multinazionale del cane a sei zampe ha sparato i colpi grossi. Però l’impegno di Eni per mostrarsi attenta alla società in cui opera parte da lontano. È un impegno fatto di tante piccole azioni meno eclatanti ma capillari e, forse, con un impatto non meno profondo di quella andata in scena durante lo spettacolo più visto della televisione italiana.

Esponendosi in modo così plateale Eni si è attirata anche le critiche. Il vero vincitore di Sanremo è il greenwashing, scrive «Il Domani», ed è solo una delle voci che hanno avuto da dire sulla beatificazione dell’Eni come azienda in prima linea contro il disastro ambientale.

Quando invece Eni mette il proprio nome in iniziative prestigiose ma inevitabilmente meno seguite, di critiche sembra ne arrivino meno. Tra queste iniziative – alcune molto belle, a mio parere – due mi colpiscono in modo particolare.

Uno è il premio Vivere a spreco zero. Per le buone pratiche di economia circolare e sviluppo sostenibile. Nel 2021, il premio è arrivato alla nona edizione e a questo link si può vedere di cosa si tratta. Vi partecipano, come organizzatori e ospiti, personalità importanti, alcune delle quali sono in prima linea contro la crisi climatica, com’è il caso, per il 2021, di Luca Mercalli.

Scorrendo la pagina del sito si arriva all’elenco dei reference partner. Ci sono le banche di credito cooperativo e c’è il CONAI, consorzio nazionale che si occupa del ricupero e del riciclo degli imballaggi. E poi c’è Eni. Ma come si può associare una gigantesca impresa leader mondiale nel settore degli idrocarburi alle ‘buone pratiche di economica circolare e sviluppo sostenibile’?

In un’altra pagina c’è il dettaglio dei premi: da qualche anno Eni è associato al premio “Categoria saggistica, pagine di sostenibilità”, premio che nel 2021 è stato vinto da La pianta del mondo di Stefano Mancuso e nel 2020 da La rivolta della natura, di Eliana Liotta. Di nuovo, che premi sulla sostenibilità siano assegnati da una multinazionale del petrolio non suona un po’ strano?

Un altro caso è forse più indiretto. Il Festival della Letteratura di Mantova, evento bellissimo, non ha come obiettivo il promuovere la sostenibilità o la lotta al cambiamento climatico. Credo abbia invece lo scopo di promuovere la bella letteratura e l’incontro tra scrittori e lettori. Nonostante ciò, che il primo sponsor a comparire nella home page del festival sia proprio Eni, un po’ mi colpisce.

Insomma, la mia sensazione è che Eni si voglia accreditare come azienda seria, responsabile, attenta alle varie dimensioni del ‘vivere bene’, da quelle culturali a quelle ambientali. E credo abbia il diritto di farlo. Ma penso che dovrebbe farlo non a colpi di sponsorizzazioni e tappeti verdi, bensì spiegando come pensa di combattere la crisi climatica continuando a estrarre petrolio, o perché pensa che puntare così tanto sul gas naturale sia una buona idea.

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