Donare per il popolo ucraino: cosa è meglio?

Tra alcuni miei contatti Linkedin vedo circolare la proposta di donare tramite Airbnb, il che potrebbe non essere la cosa migliore da fare. L’idea che anima questa iniziativa – senz’altro lodevole, nelle intenzioni – è semplice: in Ucraina, come in quasi tutti i paesi del mondo, ci sono persone che affittano propri appartamenti tramite Airbnb. Appartamenti che in questo periodo restano vuoti o comunque non accolgono clienti.

Ma se io voglio aiutare qualche persona che vive in Ucraina ad affrontare la tragedia che l’ha colpita, posso acquistare uno o più soggiorni in un Airbnb – anche se poi non ci vado – così che al proprietario dell’alloggio arrivino direttamente un po’ di soldi. Un gesto concreto che dimostra anche vicinanza.

Forse, però, ci sono modi migliori per intervenire.

Il popolo ucraino sta subendo un’aggressione e sta soffrendo e le donazioni sono un modo per aiutarlo. E, in effetti, di donazioni per la popolazione ucraina ne stanno arrivando molte. Sono soldi che servono: nel giro di breve tempo milioni di persone hanno abbandonato il proprio paese – un evento raro anche tra le tante sciagure che si scatenano sul pianeta – e c’è bisogno immediato di aiutarle. Donare a qualunque organizzazione che lavora – bene – sull’emergenza profughi, a mio parere, è positivo.

Diverso è il discorso di chi invece vuole aiutare le persone che sono ancora in Ucraina. È una cosa certamente difficile da fare, nel contesto terribile che vediamo. Se si vuole fare questo, secondo me

è meglio sostenere chi è già in Ucraina da tempo

Ci sono associazioni e ONG che sono dal paese da diversi anni, anche decenni, che già conoscono la situazione, già sono radicate e molto probabilmente sono le più rapide ed efficaci nell’aiutare le vittime di questa aggressione. Non solo: sono le associazioni che meglio di altre potranno contribuire alla ricostruzione, nel momento in cui questa inizierà.

Personalmente ho scelto e raccomando WeWorld, che è presente in Ucraina – tramite un’associazione partner – dal 2004. Ma penso che anche Soleterre sia una buona scelta, che pure opera nel paese da circa vent’anni e continua a dare il suo contributo. Ci sono sicuramente altre associazioni che non conosco, in ogni caso credo che sostenere realtà già sul posto sia un buon criterio in generale (anche Il Post fa una scelta di questo tipo). Il che non toglie, sia chiaro, che anche un’associazione che parte adesso possa fare qualcosa di utile.

Ma allora, donare soldi a una famiglia ucraina host di Airbnb non è il modo migliore di rispettare il criterio ‘sostieni chi già è sul posto’?

Provo a spiegare la mia perplessità con questa analogia. Immaginiamo di arrivare in un villaggio di qualche angolo del mondo dove tutte le famiglie soffrono la fame. Abbiamo in mano una busta con dei soldi, ma non sappiamo a chi darla. Ripeto, tutte le famiglie patiscono, tutte hanno bambini da nutrire. Ma a un tratto ci accorgiamo di una cosa: tutte le famiglie sono vestite allo stesso modo, con abiti marroni. Tranne una: una famiglia è vestita di rosso ed ecco allora che facciamo la nostra scelta. Diamo i soldi alla famiglia vestita di rosso, seguendo un unico criterio, quello della maggiore visibilità.

Ai nostri occhi, oggi, tra le tante persone che soffrono in Ucraina, chi è nella rete di Airbnb è più visibile. Aiutare una persona o una famiglia tramite questo sistema è senz’altro un gesto nobile e concreto ma, secondo me, resta preferibile fare una donazione a chi interviene per aiutare un maggior numero di persone e famiglie e lo fa sapendo dare priorità ai casi più urgenti, al chi più ha bisogno, per quanto sia difficile dare priorità in situazioni come quella ucraina.

Personalmente, confido che organizzazioni con esperienza, professionalità e la conoscenza, maturata nel tempo, del paese, riescano a dare il miglior aiuto possibile.

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Airbnb, come azienda, ha dato vita a un’attività di sostegno agli ucraini, diversa però da quella sopra raccontata. In sostanza, chiede alle persone host di mettere a disposizione alloggi per i rifugiati.

Se mi permetto di discettare sulla raccolta fondi in occasione dell’emergenza Ucraina è perché ho passato molti anni – come volontario e come lavoratore – in alcune ONG che si occupano di diritti umani e giustizia sociale. Il che non fa di me un esperto ma mi ha permesso di conoscere persone molto esperte, da cui mi faccio spiegare le cose.

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