George fa pasticci

cosimo george

Quanta televisione si può far vedere ai propri bimbi? La vulgata dice «il meno possibile», per cui non è raro imbattersi in genitori che si sfidano a colpi di comportamenti virtuosi.

«I miei? Solo trenta minuti al giorno».
«I miei ventotto, abbiamo lavorato intensamente per scendere sotto il muro della mezz’ora».
«A casa nostra, i miei figli proprio non la vedono. Solo dai nonni… d’altra parte, che volete, mio padre e mia madre sono un po’ anziani, stare dietro a un bimbo di quattro anni è faticoso, devono prendere fiato e li mettono davanti alla tv».
«Beh, il mio l’altro giorno alla scuola materna chiedeva ai suoi compagni se volevano comprare il nostro televisore».

Silvia e io non abbiamo una tesi particolarmente elaborata, ci limitiamo a seguire più o meno queste linee guida

Primo, finché il tempo lo permette – cioè non piove, che dal freddo ci si ripara – si sta fuori, nei parchi in giro per la città. Secondo, la televisione l’accendiamo solo quando la chiede lui, noi non gliela proponiamo (e in ogni caso, anche se la chiede, prima gli proponiamo di giocare a qualcosa, alle volte dice sì, alle volte dice no). Terzo, quasi sempre, quando guarda la televisione, ci sediamo con lui sul divano. Infine, di solito può scegliere lui cosa vedere, naturalmente tra i canali che danno cartoni animati (non che Top Crime gli interessi, al momento).

Il tempo quotidiano che Cosimo passa davanti alla TV, in definitiva, può variare di parecchio, da un giorno all’altro. Così capita che si faccia grandi scorpacciate di Curioso come George, che viene proposto a pacchetti di un’ora circa (pubblicità inclusa durante la quale Cosimo chiede di fare zapping).

La storia di questo cartone sembra fatta apposta per rassicurare i genitori. Realizzato negli Stati Uniti – il produttore è Ron Howard, regista affermato inesorabilmente legato al personaggio Ricky Cunningham di Happy DaysCurioso come George è stato pensato per suscitare nei bimbi l’interesse per la conoscenza scientifica.

George è una scimmietta che vive con un giovane ‘uomo dal cappello giallo’. La coppia ha due case, una nel cuore di Manhattan e una in campagna. In ogni puntata George si trova ad affrontare una situazione più o meno problematica, dove lui mette le zampe inizialmente peggiorandola.

«George fa pasticci», dice Cosimo. Ma il “fare pasticci” è il modo con cui George capisce come funzionano le cose. La scimmietta prova a fare qualcosa e poi osserva – talvolta con costernazione – le conseguenze della sua azione. Poi ragiona, riflette, si chiede cosa avrebbe potuto fare di diverso da quel che ha fatto, riprova e aggiusta la situazione.

Credo che questa sia una rappresentazione efficace del metodo scientifico e, per questo, credo che Curioso come George sia una una visione istruttiva  per chi bambino non è più da un pezzo. Penso, infatti, che il timore di fare pasticci sia un problema con cui ci confrontiamo a tutte le età e che, sciaguratamente, alle volte instilliamo anche ai nostri piccolini.

Verso gli errori, a parole, siamo tutti tolleranti. «Sbagliando s’impara», «Chi non fa non sbaglia», sono un paio di frasi che probabilmente tutti abbiamo detto, almeno qualche volta. In pratica, di fronte ai pasticci altrui non siamo poi così aperti.

Eppure, di fronte a qualcosa che è andato storto, la domanda non dovrebbe essere «chi è stato?» ma «cosa è successo?». La seconda domanda, naturalmente, implica anche il capire chi ha fatto cosa, ma in un contesto generale più ampio.

Proviamo a essere più curiosi, verso i nostri errori. Sennò vincerà l’idea che la cosa migliore da fare, per avere successo, è non toccare niente.

 

Join the discussion

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *