Elogio dell’ostacolo

strada senza sfondo

Passau, che si trova in Baviera, e Vienna sono unite da quella che è probabilmente la più bella ciclabile al mondo. È una pista che segue il corso del Danubio in un tratto verde e movimentato. Si passa di paese in frutteto, di bosco in abbazia, di castello in birreria. Si transita anche a Mathausen, un piccolo paesino fiorito, poco lontano dal quale è stato costruito il terribile campo di concentramento omonimo.

Poco dopo essere entratWachaui nella Wachau, una regione che è una grande distesa di meli, si arriva a Spitz. La chiesa parrocchiale di questo paesino ha una particolarità: gira. Una volta dentro, per raggiungere il coro dietro l’altare maggiore, bisogna svoltare a sinistra.

La navata centrale curva, di poco ma lo fa, come se dovesse evitare un ostacolo. Non ho mai visto nient’altro di simile e non so se esista un’altra chiesa con una caratteristica del genere. I suoi costruttori potevano abbandonare il progetto, potevano cambiare zona. Invece, di fronte a quell’ostacolo – che immagino fosse un terreno non adatto, che magari nel tempo è pure andato giù – decisero d’inventarsi qualcosa di nuovo.

Chiaro che una chiesa ‘fisica’ capace, per affrontare una situazione, di cambiare direzione – andando a sinistra, per di più – si presta a un sacco di metafore. Ma a me colpisce la funzione dell’ostacolo, che è stata quella di produrre qualcosa di inedito e, probabilmente, anche eccezionale.

strada senza sfondo quadroNella formazione spesso ci si fabbricano condizioni di difficoltà, per mettersi alla prova e, possibilmente, imparare qualcosa di nuovo. Si usa dire che dobbiamo uscire dalla nostra comfort zone, per fare dei passi avanti.

Eppure, la vita è così generosa nel proporci ostacoli su cui mettersi alla prova. A me, ad esempio, ne è arrivato uno in un bel giorno dello scorso agosto, quando mi è stato comunicato che il mio posto di lavoro era svanito, da un’ora all’altra (qui racconto qualcosa di più).

Andare a sbattere contro un ostacolo non è una fortuna, sia chiaro. Però, una volta che capita, tanto vale provare a cogliere l’occasione. Magari ne viene fuori qualcosa di straordinario. Magari s’impara qualcosa. Oppure, banalmente, magari si vedono le cose sotto una luce diversa.

La diffrazione è proprio questo: è la luce che incontra un ostacolo e, di conseguenza, illumina tutto in modo diverso.

P.s. Fare un giro sulla ciclabile Passau-Vienna merita, merita davvero. La guida migliore l’ha scritta Alberto Fiorin, e l’ha pubblicata Ediciclo.

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