A chi importa dell’elettrone?

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A tutti, perché, tanto per dirne una, senza gli elettroni che scorrazzano di qua e di là non avremmo la corrente elettrica e tutto quel che ne consegue. Ma è davvero così importante sapere se l’elettrone è più grande o più piccolo dell’atomo?

Secondo una recente indagine di cui si è parlato anche sui media generalisti (l’8 agosto La Repubblica vi ha dedicato un paginone), l’alfabetismo scientifico nel nostro paese è in netto miglioramento.

Dando la possibilità di rispondere ‘vero’, ‘falso’ o ‘non so’, si sono messe di fronte agli intervistati tre affermazioni. La prima, appunto, riguardava l’elettrone, dichiarato più piccolo dell’atomo. Con la seconda si diceva che gli antibiotici combattono sia i virus sia i batteri, mentre la terza affermava che il sole è un pianeta.

Poi si sono mostrate tre immagini: l’elica del DNA, le orbite quantistiche degli elettroni nel modello atomico di Niels Bohr e la nube a forma di fungo prodotta da un’esplosione nucleare. Agli intervistati naturalmente non veniva detto di che si trattava, ma potevano scegliere tra quattro opzioni.

I risultati sono stati i migliori da quando viene svolta questa indagine. Ogni domanda ha ricevuto circa il 60% di risposte corrette. Il 30% degli interpellati ha azzeccato tutte le risposte e il 13% non ne ha presa neppure una.

A mio parere, però, questo sondaggio dice poco sulla cultura scientifica di noi italiani.

Mi pare che le domande esplorino solo il campo del nozionismo. Sarebbe come se per valutare le conoscenze filosofiche si chiedesse se La critica della ragion pura l’ha scritta Manzoni o Kant o Dante.

Le domande di questa inchiesta, forse, dovrebbero essere diverse. Ad esempio, si potrebbe chiedere come valutare se conviene giocare ogni settimana 20 € al lotto. Oppure come decidere se vaccinare o meno i propri figli.

O, ancora, di calcolare quanto tempo si risparmia, in un viaggio di 30 km, andando ai 100 km/h anziché ai 70 (e, di conseguenza, se vale la pena rischiare incidenti gravi, multe, sospensione della patente, per 8 miseri minuti su quasi mezz’ora di viaggio). Ma si potrebbe anche chiedere se il fatto che una persona che fuma due pacchetti di sigarette al giorno sia vissuta sino a 97 anni, significhi che il fumo non fa male.

Ho fatto studi tecnico-scientifici, senza poi lavorare in questi ambiti (a parte un lustro come tecnico di radioprotezione).

Però, negli anni all’istituto tecnico industriale e in quelli a fisica mi sono fatto l’idea che la scienza non sia un insieme di nozioni, bensì uno strumento di conoscenza.

Sarebbe interessante sapere se noi italiani lo sappiamo maneggiare, questo strumento. Perché studiando materie scientifiche s’imparano molte cose più o meno utili in tempi più o meno immediati. Ma si sviluppano anche attitudini come diffidare delle risposte sbrigative, convivere con dubbi e incertezze, il dare il giusto peso agli errori, il valore dell’osservazione, il basarsi sui dati e non solo sulle impressioni.

Sono attitudini che – non sempre con grande successo, lo ammetto – ho provato ad applicare quando lavoravo nel nonprofit e provo ad applicare oggi come consulente e formatore. Ma credo che siano attitudini utili più in generale, nella politica come nelle relazioni famigliari e che, se diffuse, aiuterebbero il nostro paese a essere un po’ migliore.

 

 

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