Il cane in crociera

astrid mod

Gli alberghi che accettano cani ormai sono molti e cominciano a diffondersi anche quelli che non solo li accolgono, ma gli riservano trattamenti speciali. Con speciali s’intende non spazi adeguati per scorrazzare, che quella è roba banale, ma servizi di lusso quali massaggi, lozioni e terme.

Poi c’è la diffusione del veganesimo, dei negozi di animali e per animali, ci sono leggi sempre più pressanti contro i maltrattamenti degli esseri viventi non umani. Insomma, la nostra sembra l’epoca in cui, come non mai, gli esseri diversi dai sapiens – per parlare alla Madagascar – godono di rispetto e considerazione.

Eppure, nella mia esperienza registro una cosa controcorrente.

La crociera è un esercizio in cui le persone devono fingere di essere su una nave che sta per affondare. Possono mettersi in salvo, perché sono nei pressi di un’isola, ma di questo pezzo di terra non sanno assolutamente nulla. Escono infatti da due giorni di tempesta che li ha fatti finire chissà dove e gli ha tolto ogni strumento per orientarsi.

Prima di salire sulla scialuppa di salvataggio, possono decidere di portarsi una cosa, e una sola, per tutto il gruppo. La scelta deve avvenire tra un elenco di cose più o meno utili, come una cassetta con pochi e semplici attrezzi, dei viveri sufficienti per una settimana, qualche pistola con munizioni e via dicendo.

In mezzo a quest’elenco si trova pure un cagnolino da compagnia. Non c’è nessun motivo per scegliere questa bestiola, a parte il riconoscere alla sua vita un valore: lasciarlo sulla nave, infatti, equivarrebbe a condannarlo a morte.

Nei primi periodi in cui proponevo questo esercizio – eravamo negli anni Novanta – il cane ricopriva sempre un ruolo da protagonista. Aveva un gruppo di supporter molto agguerrito, che lo teneva in ballo sino alla fine e talvolta lo faceva pure vincere.

Lo scontro tra il partito del cane e gli altri era molto interessante, se si vogliono mettere in evidenza i processi decisionali nei gruppi: i primi difendevano un valore, un affetto, agivano di pancia. I secondi facevano leva sulla ragione: con un cacciavite posso scolpire il legno; con una pistola posso difendermi, cacciare, sparare nell’acqua e ammazzare un grosso pesce; con dei viveri posso sopravvivere quel che basta per organizzarmi, e poi i soccorsi arrivano (che diamine, siamo nel XXI secolo)…

Alle volte i primi, i cinofili, invadevano il terreno dei secondi, e trasformavano quel sacchetto di pelo nel cane di Superman: sapeva cacciare, trovava le sorgenti d’acqua, faceva scappare le bestie feroci…

Tutto, pur di far salire il cagnolino sulla scialuppa. Anche mettersi d’accordo con quelli che vogliono i viveri: va bene, se nel giro di un paio di giorni, sull’isola non troviamo del cibo, potete mangiarvi il cane. Meglio rischiare di doverlo uccidere tra qualche tempo che aver la certezza di farlo morire subito.

Schermata 2016-07-13 alle 23.24.26Da una decina di mesi a questa parte sono tornato a proporre questo gioco, ma il quadrupede sembra passato di moda. Qualcuno che lo sceglie c’è sempre, ma la sua posizione è isolata, timida, e non fa molta strada. Ho anche provato a giocare sporco, infilando il muso del cane con i suoi occhioni imploranti. Niente da fare.

In più di venti occasioni in cui ho fatto svolgere questo esercizio, il cane ha vinto una volta sola – un’aula anomala: erano in cinque, quando non sono mai meno di una dozzina – nelle altre è sempre stato escluso dopo neanche due minuti di discussione.

Non ho la minima idea del perché ciò succeda.

I gruppi a cui lo propongo non hanno caratteristiche particolari, mi sembrano rappresentativi della società in cui viviamo. Quella società, come scritto in apertura, che venera i quadrupedi domestici come accadeva a Bastet, in Egitto, un tremila anni fa.

Schermata 2016-07-14 alle 00.19.32O, forse, la spiegazione potrebbe essere questa: se davvero ci trovassimo in questa situazione, non avremmo mai il coraggio di far morire il cagnolino. Il che vorrebbe dire che, vent’anni fa, immedesimarci in un gruppo di amici in crociera ci riusciva più facile.

Bè, grazie: allora c’era Love Boat.

La crociera lo uso nel corso sul Lavorare in gruppo, ma anche in quello per Sopravvivere ai conflitti.

 

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