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«Non ce la faccio più, sono schiacciata dai rimorsi. Ho fatto troppi debiti per colpa del Lotto».

Nel gennaio del 2005, una cinquantasettenne di Carrara lasciò questa nota nel suo salotto, poi andò a gettarsi in mare. Pochi giorni dopo, in una banca dell’Oltrepo Pavese, si scoprì che un impiegato aveva rubato dai conti correnti di alcuni clienti un milione di euro circa. Non li aveva usati per comprarsi un’auto o una villa: li aveva giocati al Lotto. Sempre in quelle settimane, una vedova di Bologna giocò e perse al Lotto 150.000 euro. Li aveva presi da un fondo che il suo scomparso marito aveva istituito per aiutare suo figlio, medico, ad aprire un ambulatorio privato.

53-quadratoQuella del gioco d’azzardo in Italia è una storia buia, e il suo momento più oscuro lo potremmo chiamare L’attesa del 53 sulla ruota di Venezia.

Il Lotto prevede l’estrazione, su undici diverse ruote, di cinque numeri tra novanta disponibili, per tre volte la settimana. Questo vuol dire che su ogni ruota, ogni
mese, vengono estratti una settantina di numeri.

Probabilmente, dunque, nel giro di un certo tempo, dovrebbero uscire tutti e novanta i numeri. Ma se uno di questi numeri per un bel po’ uno non si fa vedere, ecco che tra i giocatori scatta la follia.

Questo è quanto è successo tra il 2003 e il 2005: sulla ruota di Venezia, il 53 non voleva uscire. Era diventato il re dei ritardatari e più si eseguivano estrazioni in cui non veniva fuori, più i giocatori dicevano «la prossima è la volta buona» e più ci scommettevano soldi.

Quella del 53 sulla ruota di Venezia è una delle storie raccontate in Fate il nostro gioco, scritto da Paolo Canova e Diego Rizzuto. Canova e Rizzuto parlano del gioco d’azzardo – in Italia e non solo – mostrando in maniera comprensibile a tutti quanto questo sia in perdita, per il giocatore. A vincere, è il banco, sempre.

Certo, ci può essere la storia del singolo che ha ‘sbancato’, appunto. Ma è il caso raro, talmente raro da non spostare nulla, in termini di convenienza.

53airFate il nostro gioco – che nasce da un progetto ampio e prezioso – è un libro straordinario e forse è il libro più politico che abbia letto negli ultimi tempi. Politico nel senso che parla di un problema che affligge il nostro paese, dicendo chiaro chi ci guadagna e sottolineando il ruolo ambiguo – per non dire di peggio – dello stato italiano.

Il gioco d’azzardo fa girare tantissimi soldi, imposte incluse. Nel 2015 noi italiani vi abbiamo speso 88 miliardi di euro (1.400 euro a test). L’impresa che svetta in questo settore è Lottomatica, multinazionale sul cui comportamento, talvolta, ci sarebbe qualcosa da dire.

Ad esempio, se andate sul suo sito, vi trovate una sezione dedicata ai numeri ritardatari. Perché? Vorrebbero forse lasciar intendere qualcosa, i signori della Lottomatica? Qualcosa che non si può dire perché falso ma che, in cuor loro, i signori della Lottomatica, sperano che la gente creda, e cioè che su un ritardatario vale la pena giocare un sacco di soldi?

La realtà è che i ‘ritardatari’, rispetto a tutti gli altri numeri, non hanno nulla di diverso. Assolutamente nulla: hanno esattamente la stessa probabilità di uscire rispetto agli altri, non sono numeri più fortunati. E allora, perché metterli in bella mostra sul sito del gioco del Lotto?

Ma se Lottomatica può fare queste cose – e le istituzioni gliele lasciano fare – probabilmente è perché noi italiani siamo un popolo ad alto tasso di analfabetismo scientifico. Il modo con cui ci rapportiamo al concetto di probabilità lo dimostra.

Il mio vicino di pianerottolo fuma un sacco e sta benissimo, quindi il fumo non fa male. In riunione ho sbattuto il pugno sul tavolo e mi hanno ascoltato, quindi a far la voce grossa conviene.  Una compagna di mia cugina non ha neanche il diploma e guadagna 5.000 euro al mese, quindi studiare non serve. Il 10 luglio, in città, c’erano solo 20 gradi, quindi il riscaldamento globale è una frottola.

Basta un evento, uno solo, e crediamo di aver capito come funzionano le cose.

La statistica avrebbe applicazioni quotidiane costanti, pratiche, semplici. Eppure è una disciplina minore. Pure a fisica mi pare che non ce l’abbiano insegnata poi granché, giusto quel che serve per organizzare i dati che escono dagli esperimenti di laboratorio.

Invece sarebbe utile per imparare che le certezze raramente sono assolute e comunque si costruiscono un poco alla volta, nella vita privata come al lavo53-manoro e nella società.

La conoscenza si costruisce osservando, ragionando, provando e riprovando. E se non si ha tempo né voglia, di osservare, ragionare, provare e riprovare? È un peccato, ma probabilmente nessuno può farcene una colpa. Purché non ci si lasci incantare dalle sirene delle risposte semplici e immediate.

P.s. il 53, nella smorfia napoletana, simboleggia il vecchio saggio. Ecco, appunto: cerchiamo di non diventare vecchi e saggi, prima di scoprire che il gioco d’azzardo è una solenne fregatura.